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Progetto S.V.E. - Georgia - Spreading solidarity promoting peace (CONCLUSO)

La mia esperienza in Croazia

di Cecilia Gastoldi
Volontario SVE a Vrgorac (Croazia) nel progetto“Beyond the sea”
 
Oh cielo, la partenza. Destinazione Croazia, posto mistico e ignoto di cui conosco solo l’isola di Pag.
Cosa metto in valigia? Spazzolino, maglione di lana quattro volte più grande, scarpe, spazzola e poi? Beh direi una buona dose di ansia e panico (avete presente quando Frodo si offre volontario per portare l’anello a Mordor? E se ne pente subito dopo? Ecco penso che la mia angoscia fosse a quei livelli).
Bando alle ciance signori, sono qui per raccontarvi la mia esperienza. Quando ho deciso di partire l’ho fatto quasi per gioco: “Ma figurati se prendono me che non ho mai avuto esperienza all’estero”, e invece: "Complimenti Cecilia sei stata selezionata per partire sei mesi!" (ricordate l’angoscia di prima?). Con il senno di poi ringrazio l’Associazione per avermi permesso di partire, nonostante fossi totalmente inesperta. 
Il viaggio è stato il viaggio della speranza, dire che ero stravolta è poco ma tutto sommato sono arrivata in Croazia sana e salva. Le cose che ci sarebbero da dire sono tante, troppe e purtroppo non posso scrivere un saggio di 600 pagine per raccontare il tutto. 
Posso dirvi questo: la mia esperienza è stata in una Comunità terapeutica per tossicodipendenti, inizialmente è stato difficile, ambientarsi in un paese nuovo, in una casa nuova con regole e ritmi totalmente diversi e il cercare il proprio spazio in quel mondo già organizzato. Il problema principale per me è stato il non voler essere d’impiccio a nessuno e allo stesso tempo risultare utile per quanto potessi (e vi assicuro che è stato davvero complicato, a confronto il cubo di Rubik è un puzzle per bambini di 2 anni). Per non parlare poi del problema comunicativo: purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, gli unici a parlare italiano erano gli operatori delle case e qualche ragazzo in programma, per il resto, signore e signori, croato in ogni salsa. Parole a caso che senti per la prima volta: la comunicazione con gli alieni sarebbe stata più semplice a confronto. 
 
Ma passiamo alle cose importanti, cosa facevo in quel della Croazia? Beh direi tutto e niente: autista, donna delle pulizie, carpentiere, taglialegna, sorella maggiore o minore (a seconda dell’età dell’interessato), valvola di sfogo, cuoca (questo era meglio se non lo avessi fatto ma, vabbè, i miei responsabili si sono fidati delle mie doti culinarie), amica, babysitter, turista per caso... Un sacco di cose vero? Beh non è finita qua. Io ero lì per i ragazzi, il mio obiettivo era quello di diventare un orecchio amico per loro, qualcuno in più con cui poter parlare o semplicemente un'amica con cui lavorare. 

E voi cari lettori, giustamente direte: “E quindi? Sai che roba complicata!” e invece sì, è davvero complicato per vari motivi. In primis la lingua (come già detto sopra, comunicare con un alieno sarebbe meno complicato), poi chi sono io per pretendere che queste persone mi parlino come se mi conoscessero da tutta una vita? Chi sono io per pretendere che mi considerino simpatica e degna di fiducia senza conoscermi? Come vedete non è tutto rose e fiori, fare cose utili per gli altri senza fare esplodere niente è davvero complicato. 
 
Vi starete chiedendo cosa ho imparato da questa esperienza. Beh vi svelo un segreto, ho capito da poco quanto mi è servito questo viaggio, i primi mesi non capivo cosa fossi lì a fare e perchè avrei dovuto continuare il mio percorso. La conclusione a cui sono arrivata, giusta o sbagliata che sia, è che noi volontari eravamo lì per fare un qualcosa di utile per persone che stanno affrontando un momento difficile e caotico della propria vita. 
Il nostro essere lì e mettere la nostra vita da parte per 6 mesi, per loro è importante.  
Vorrei continuare a scrivere e a raccontarvi cosa ho visto e fatto, i pianti e le risate, chi ho conosciuto ecc. Ma non è cosi che capireste il senso di quest’esperienza, quindi amici lettori armatevi di coraggio, spirito di adattamento e iniziativa, prendete una valigia, buttateci dentro 4 cose e partite, perchè un’esperienza del genere si può raccontare ma per essere capita davvero deve essere vissuta. Vi saluto con un pensiero positivo: abbiate fiducia, nel mondo c’è ancora del buono. Esistono ancora persone che senza chiedere nulla in cambio aiutano gli altri, quindi ragazzi non demoralizzatevi se avete voglia di partire e fare qualcosa di utile per altre persone: non siete soli, il mondo è grande e ci sono altri come voi. 
Io vi saluto, la mia avventura si è conclusa ma spero di partire presto verso nuovi posti perchè questa è la vita che voglio vivere.