Sulla frontiera Grecia-Turchia

di Gaudio Ferreira Cauanna
 
volontaria ESC ad Atene, in Grecia, nel progetto WARM - World Acceptance Right of Migration con il partner Inter Alia
 
 
 
 
 
 

Italiano

 Sulla frontiera Grecia-Turchia

Dagli ultimi giorni di Febbraio l’aria è stata tesa a causa della situazione al confine tra Grecia e Turchia. Dopo i nuovi scioperi sulla guerra siriana, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha fatto appello a non ricevere abbastanza assistenza dall'Unione Europea per sostenere l'accordo del 2016 che prevedeva di fermare il flusso di immigrazione irregolare attraverso la Turchia verso la Grecia facendo si che la Turchia bloccasse la circolazione dei migranti verso l'UE e che riprendesse i richiedenti asilo respinti in cambio di aiuti monetari e altre promesse non interamente mantenute.
Con questa dichiarazione, la Turchia ha aperto il suo lato del confine incoraggiando rifugiati e migranti ad attraversarli in direzione UE, ma i confini dell'Europa non hanno aperto le loro frontiere e le migliaia di rifugiati, famiglie con bambini piccoli e anziani, ora si trovano bloccati in terra di nessuno, rimangono al confine dormendo al freddo con la speranza di entrare in Grecia e Bulgaria. Ma la Grecia ha rafforzato la sicurezza e ha posto le forze militari dalla sua parte della barriera per impedire alle persone di attraversare, con il sostegno dall'UE, che afferma che la Grecia è lo scudo dell'Europa.
La violenza si alza con l'aumento della tensione e per contrastare i sassi lanciati dai migranti, le forze greche sparano gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma sopra il recinto per tenere lontane le persone, i soldati con sé munizioni vere ''per spaventare la gente'' o come ''ultima risorsa'', affermano le autorità greche. Ci sono notizie di persone uccise, il governo greco nega, mentre vi sono accanto le dichiarazioni di persone che sono state in grado di attraversare e sono state catturate e rimandate al lato turco dopo essere state picchiate dalla polizia greca e aver avuto le loro cose e vestiti rubati, tali testimonianze sono registrate in video dai giornalisti e mostrano i maltrattamenti, alcuni dicono che alcuni che avevano attraversato il confine con loro ora mancano.
Le forze turche hanno anche sparato gas lacrimogeni sul lato greco, il governo greco accusa la Turchia di coordinare gli attacchi e aiutare i migranti ad attraversare il confine e ad usare i migranti in un gioco politico come pedine di armi per causare caos e pressioni sull'UE. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha dichiarato che l'Europa non accetterà l'estorsione e che proteggerà la sovranità nazionale ed europea.
Ho partecipato ad una delle manifestazioni che sono avvenute ad Atene in solidarietà con i migranti e i rifugiati, e nel mezzo a quelle migliaia di partecipanti mi sono sentita a mio agio a stare tra persone che condividono le mie opinioni, soprattutto dopo la brutalità che è andata avanti in questa situazione, è importante stare con una comunità di cui ti senti parte. In generale, l'impressione che ho avuto fino ad adesso dal parlare alle persone durante questo mese e mezzo in cui sono stata ad Atene è che le opinioni sono divise tra quelle a favore del flusso migratorio dei richiedenti asilo e quelle fermamente contrarie, ho sentito dalla popolazione locale, operatori umanitari di diverse nazionalità, immigrati che sono qui da molti anni o migranti per turismo o studi.
Ho capito che le aree con un gran numero di rifugiati e comunità di immigrati si trovano nel centro di Atene e si estendono da Kipseli, Victoria, Omonia, Exarchia e Metaxourgio, arrivando a Monastiraki, l'area turistica. Passeggiando puoi vedere molte persone per le strade, mini market, parrucchieri, bar, ristoranti e negozi che sono curiosamente aperti fino a tarda notte tutti di proprietà di accoglienti pakistani, afghani, siriani, egiziani, iracheni, palestinesi, indiani, eritrei, etiopi, gambiani, nigeriani, camerunesi e così via. Vivendo e lavorando in due di quei quartieri, trascorro la maggior parte del mio tempo nella zona, dove mi sento a mio agio e benvenuta nonostante gli avvertimenti e i commenti di alcune persone locali che mi hanno detto di stare attenta perché era una "zona pericolosa piena di immigrati''.
Il riflesso di questa situazione può essere visto nei sentimenti generali e nei movimenti che si verificano qui, quelli che hanno marciato giovedì 5 e sabato 7 marzo di fronte all'Università di Atene, al quartiere Monastiraki e alla piazza Syntagma, dove si trova l'edificio del Parlamento greco, protestavano contro l'aggressione e la violazione dei diritti umani, la chiusura del confine e la decisione incostituzionale dei governi di interrompere il trattamento dei casi di richiesta di asilo per un mese. Altre proteste si sono verificate anche in città greche e in altri paesi europei in solidarietà con gli immigrati, chiedendo di fermare la violenza e di aprire i confini, ma ci sono anche proteste anti-migranti che si svolgono in Grecia e in Europa poiché le persone sembrano vedere gli immigrati come una minaccia. Al confine e nelle isole, i residenti si sentono trascurati dalla mancanza di supporto e condizioni per ospitare e integrare i rifugiati sia dal governo greco che dall'UE e stanno prendendo provvedimenti autonomi. Gruppi di gente del posto che 5 anni fa hanno accolto e aiutato gli sfollati ora li cacciano con forza, lanciano pietre contro umanitari e giornalisti e attaccano gli immigrati. Gli uomini bloccano le auto sulla strada per il centro di detenzione di Moria e alcune ONG hanno sospeso il lavoro a causa di misure di sicurezza, il che rende la situazione già difficile, aggravata dal fatto che le isole del mare Egeo ospitano circa 34 mila richiedenti asilo in condizioni pessime, senza strutture adeguate o adeguati servizi, per non dire altro.
Mentre sono in corso negoziazioni tra l'UE e la Turchia, sono state intraprese alcune azioni, come annunciato lunedì 9 marzo dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la Germania, Portogallo, Finlandia, Lussemburgo e Francia si sono offerte volontarie per prendere un numero di minori rifugiati non accompagnati dai campi greci sovraffollati. Cinque paesi su ventisette, speriamo che un numero maggiore di paesi aumenterà e che le cose inizino a cambiare. La situazione nei campi è molto inquietante, è difficile da guardare, ma si possono trovare video online per vedere cosa sta succedendo all'interno di questi centri di detenzione dove le persone vengono trattenute per anni anche solo per avere i loro documenti processati.
 

Inglese

 On the Greece-Turkey border

Since the last days of February the air has been tense due to the situation on the border of Greece and Turkey. After new strikes on the Syrian war, turkish President Recep Tayyip Erdoğan appealed not to be getting enough assistance from the European Union to sustain the agreement of 2016 which foresaw stopping the flow of irregular migration via Turkey to Greece by having Turkey block migrants’ movement towards the EU and accepting back the rejected asylum seekers in trade for monetary help and other promises not entirely delivered. 
With that declaration, Turkey opened its side of the border encouraging refugees and migrants to cross into the EU, but the confines of Europe did not open its borders, and the thousands of asylum seekers, families with small children and seniors now find themselves stuck in a no man's land, staying at the border and sleeping in the cold with hopes of entering Greece and Bulgaria. But Greece reinforced security and placed military forces on its side of the fence to keep people from crossing with the support of the EU, that says Greece is Europe's shield. 
Violence is reported as tension rises, and to contrast the rocks thrown by the migrants, greek forces fire tear gas, water cannons and rubber bullets over the fence to keep people away, soldiers carry live ammunition ‘’to scare people’’ or as a ‘’last resort’’, says greek authorities. There are reports of people killed, the greek government denies, and declarations of people who were able to cross and were caught and sent back to the turkish side after being beaten by the greek police and having had their belongings and clothes stolen, such testimonies are recorded on video by journalists and show the manhandling, some say a few who had crossed with them are now missing. Turkish forces have also been firing tear gas on the greek side, greek government accuse Turkey of coordinating attacks and helping migrants to cross the border and to be using migrants in a political game as pawns of weapon to cause chaos and pressure the EU. Greece’s Prime Minister Kyriakos Mitsotakis said Europe won’t accept extortion and that he will protect national and European sovereignty.
I have participated in one of the demonstrations that happened in Athens in solidarity with migrants and refugees, and in the middle of those couple of thousand participants I felt comfortable to be among people that share my views, especially after the brutality that has been going along with this situation, it is important to be with a community you feel a part of. In general, the impression that I have so far from talking to people during this one month I have been in Athens is that the opinions are divided between those in favor of the migration flow from asylum seekers and those firmly against it, I heard from the local people, humanitarian workers from different nationalities, immigrants that have been here for many years or migrants for tourism or studies. 
The reflection of this situation can be seen in the general sentiments and the factual movements happening here, those who marched on Thursday 5 and again on Saturday 7 in front of the University of Athens, Monastiraki neighbourhood and Syntagma square, where the building of the Greek Parliament is, were protesting against the the aggression and violation of human rights, the closure of the border and the governments unconstitutional decision to stop processing asylum request cases for one month. Other protests have also happened in greek cities and other european countries in solidarity with immigrants, asking to stop violence and to open the borders, but there are also anti-migrant protests taking place across Greece and Europe as people seem to see immigrants as a threat. At the border and islands, residents are feeling neglected by the lack of support and conditions to host and integrate refugees both from the greek government and the EU and are taking actions into their hands. Groups of locals that 5 years ago welcomed and helped displaced people now chase them away forcefully, throw rocks at humanitarians and journalists and attack immigrants. Men block the cars on the way to detention center Moria and NGOs have suspended work because of security measures, which makes the already difficult situation worsen as the islands of Egeo sea host around 44 thousand asylum seekers in very poor conditions, without proper structures or adequate services, to say the very least.
While negotiations between the EU and Turkey are in progress, some action has been seen to take place as it was announced by European Commission President Ursula von der Leyen on Monday 9 that Germany, Portugal, Finland, Luxembourg and France have volunteered to take some of the unaccompanied minor refugees from the overcrowded greek camps. Five countries out of twenty seven, hopefully more countries will step up and things will start changing, the situation in the camps is very disturbing, it is difficult to watch, but you can find videos online to see what is going on inside these detention centers where people are kept for years even to have their papers processed.