Gestione nonviolenta del conflitto

Percorso di sei ore in tre tappe per bambini della scuola elementare e prima media

Ampio è l’accordo sul non limitare l’idea di pace alla cosiddetta pace negativa, intesa solo come assenza di guerra. La pace positiva implica però la realizzazione di valori, diritti e bisogni fondamentali inseparabili tra loro che possono essere nello stesso tempo conflittuali. Questa inevitabile conflittualità conduce a considerare la pace come un processo dinamico in cui il conflitto è elemento centrale. Ad alcuni potrebbe sembrare paradossale porre al centro di un percorso di educazione alla pace il conflitto, considerato spesso come evento da reprimere mediante efficaci interventi normativi. La convinzione che l’educazione alla pace parta dalla comprensione del conflitto e che negarlo avrebbe come conseguenza la riproduzione del conflitto stesso, ci porta invece ad offrire alcuni spunti per apprendere la capacità di gestire i conflitti nella consapevolezza delle difficoltà che il conflitto stesso comporta.

Con gestione del conflitto intendiamo riferirci alla necessità di formare una capacità di relazionarsi in modo positivo con il conflitto indipendentemente dalle soluzioni che esso può avere. Gestire un conflitto non vuol dire risolverlo, ma sviluppare i possibili esiti che può avere facendolo diventare occasione di crescita.

L’apprendistato del conflitto è un diritto dell’infanzia e all’adulto è affidato il compito di dimostrare al bambino la capacità di tolleranza del conflitto stesso e la capacità di accettarlo, accoglierlo e utilizzarlo come opportunità educativa1.

Questo percorso è fatto di giochi. I giochi proposti sono finalizzati a sviluppare le competenze necessarie nella gestione nonviolenta di litigi e scontri, individuate dagli esperti del settore (v. bibliografia minima) in alcune tappe fondamentali sulle quali vi è diffusa condivisione:

  1. valorizzazione di sé e degli altri
  2. fiducia e relazione empatica con l’altro
  3. comunicazione e condivisione
  4. cooperazione
  5. rappresentazione del conflitto

1° incontro: Valorizzazione di sé e fiducia
(comune a allievi dalla I elementare alla I media)

Aiutare l’allievo a conoscersi ed apprezzarsi vuol dire fargli acquisire sicurezza. Sentirsi soddisfatto di sé permette di essere nella situazione di un conflitto meno distruttivo e più disponibile alla ricerca di mediazioni.

I giochi di conoscenza valorizzante proposti permettono di seguire il percorso:

  • comunicare agli altri il nostro nome;
  • arricchire questa comunicazione con qualcosa di personale: un gesto, un ritmo, una o molte informazioni su se stessi;
  • condividere con gli altri l’immagine che si ha di se stessi o di un altro partecipante.

Tutti i giochi sono poco movimentati, consentono perciò di ascoltare e essere ascoltati; quasi tutti adottano la struttura circolare in modo che ognuno possa vedere gli altri ed essere visto; tutti invitano a condividere qualcosa di soggettivo, che ci appartiene. Sono tutti facilmente inseribili nelle attività di apprendimento perché sviluppano capacità di attenzione e memorizzazione.

Legata al principio delle nonviolenza è l’identificazione con l’altro. Contribuiscono a ciò la fiducia e l’empatia. Attraverso la fiducia e l’empatia con l’altro i bambini sperimentano il contatto, l’incontro con chi è simile e diverso da sé e l’affidamento all’altro.

Attraverso semplici giochi ogni partecipante è chiamato ad abbandonare le sicurezze tradizionali, centrate sulle proprie capacità, per scoprire che ci si può abbandonare nelle mani del compagno; sono giochi che implicano il “rischio” di esporsi e affidarsi.

Altro elemento caratterizzante è il contatto fisico che richiedono queste attività: toccare e lasciarsi toccare, facendosi sapone di una doccia o spazzola di un autolavaggio supera la formale stretta di mano e sollecita a scoprire quel contatto che nella nostra quotidianità è stato messo da parte.
Tutti i giochi di fiducia prevedono lo scambio dei ruoli e ciò può aiutare nella percezione del ruolo e delle sensazioni dell’altro, come nello sperimentare il decentramento cognitivo.

2° incontro: Tensione e cooperazione

Allievi di I-III elementare: Vengono proposti giochi basati sull’espressione corporea e verbale di gesti e parole legati alla rabbia, al litigio e alla riconciliazione. Si gioca anche con le “opposizioni”, creando grovigli umani da sciogliere, cercando parole contrapposte l’una all’altra, occupando spazi pieni o vuoti. Ogni bambino sperimenterà due ruoli differenti, e rifletterà con disegni e piccoli pensieri sulle sensazioni provate in ciascun ruolo.

Allievi di IV–V elementare: la proposta di alcuni giochi può offrire la possibilità di affrontare le situazioni in modo cooperativo. Cooperare è un modo diverso di affrontare i problemi, in quanto l’abito mentale a cui siamo abituati è il confronto competitivo con l’altro. Fare insieme dando spazio alle competenze di ciascuno, aiuta a gestire positivamente il conflitto.

Utile a questo scopo sarà anche proporre giochi “plurali” che possono, cioè, essere giocati in più modi. Nonostante tutti gli enunciati di principio, il gioco è spesso poco utilizzato come strategia educativa e spesso è relegato ai momenti del tempo libero. La proposta cui faccio riferimento sostiene invece la legittimazione del gioco come strumento formativo, capace di attivare processi cognitivi ed emozionali, di apprendimento basati sul continuo alternarsi di azione e pensiero, egocentrismo e decentramento, regola e flessibilità. Costruire un percorso che permetta ai bambini di giocare in modi diversi la stessa tipologia di gioco può permettere di elaborare forme ludiche flessibili non riconducibili a schemi fissi: noi/loro, dentro/fuori/, vincitore/vinto. Anche attingere al patrimonio dei giochi provenienti da altre culture, in cui ritroveremo i “nostri” giochi con regole diverse, comporta la valorizzazione di ciò che non è conosciuto. Così quando proporremo ai bambini di giocare a nascondino, essi ci chiederanno a “quale nascondino” giocare. Togliere spazio al pensiero rigido è un primo passo per il controllo degli stereotipi e dei pregiudizi.

 3° incontro: Rappresentazione del conflitto

Attraverso la capacità simbolica può realizzarsi quel distacco emotivo e cognitivo dalla realtà che consente la ristrutturazione del problema e la ricerca di soluzioni più flessibili lontane dallo schema vincitore-vinto. La trasposizione del conflitto su piano simbolico può essere sviluppata soprattutto attraverso i linguaggi espressivi. A seconda dell’età degli alunni vengono proposte modalità diverse di rappresentazione del conflitto:

I - II elementare: viene proposta ai bambini la drammatizzazione di alcune fiabe classiche contenti situazioni conflittuali o di fiabe appositamente composte. Dopo aver assistito, i bambini hanno la possibilità di riscrivere o inventare un nuovo finale. Il confronto tra le possibilità immaginate permette di assumere una pluralità di punti di vista e di riflettere sulle possibili sfumature, di solito poco evidenti in una situazione dicotomica.

III - IV elementare: si individueranno conflitti in alcune storie classiche e si chiederà a diversi gruppi di rappresentare il conflitto assumendo ciascuno un diverso punto di vista. Questo lavoro aiuterà a riconoscere la complessità delle situazioni e a non fermarsi alla rigidità della posizione buono/cattivo, giusto/ingiusto.

V elementare – I media: si utilizzeranno alcune tecniche del teatro dell’oppresso, quali il teatro immagine (che opera per mezzo della creazione e dell’uso di immagini costruite con i corpi delle persone. Attraverso questo linguaggio corporeo il singolo o il gruppo possono esprimere il proprio punto di vista su un dato argomento) e il teatro forum (che permette di mettere in scena una situazione di conflitto, oppressione o ingiustizia, e lasciare che gli spett-attori intervengano trasformandola positivamente sostituendosi ai protagonisti della scena.)


 1 Cf M. Contini, Impegno e conflitto, La Nuova Italia ed, Firenze, 1997

Erasmus +

Il Servizio Volontario Europeo ed il Programma Leonardo, con la nuova normativa, vengono unificati nel nuovo Erasmus+
A breve verranno aggiornate le pagine descrittive del programma ed i nuovi progetti che si stanno costruendo.

 

 

 

Educazione alla Pace

Il Servizio Obiezione di Coscienza e Pace dell'Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, anche a seguito dei nuovi stimoli ricevuti dal convegno "La Miglior Difesa è la pace" sta realizzando nuovi persorsi per scuole di ogni ordine e grado. Contattando il servizio tramite email è possibile avere informazioni aggiornate. Dal menù posto in alto alla pagina è possibile accedere su percorsi scolastici già effettuati.