Marco Mascia è professore di Relazioni internazionali nell’Università di Padova; Dottore di ricerca in Relazioni internazionali. Nella stessa Università è Cattedra Europea Jean Monnet “Sistema politico dell’Unione Europea”; Direttore del Centro Europeo di Eccellenza Jean Monnet; Presidente del Consiglio di Corso di laurea integrato Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani / Human Rights and Multi-level Governance / Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace; Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani; Vice Direttore della Rivista “Pace diritti umani/Peace Human Rights”; Co-Direttore (con Antonio Papisca) della Collana “Human Rights Studies”, Brussels, Peter Lang International Academic Publishers; Membro del Gruppo di ricerca e redazione dell'Annuario Italiano dei Diritti Umani/Italian Yearbook of Human Rights (Venice, Marsilio Editori/ Brussels, Peter Lang). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Obiettivo sicurezza umana per la politica estera dellíUnione Europea, Padova, Cleup, 2010; Participatory Democracy for Global Governance. Civil Society Organisations in the European Union, Brussels, P.I.E. Peter Lang, 2012; Le relazioni internazionali nell'era dell'interdipendenza e dei diritti umani, Padova, Cedam, 2012 (insieme con A. Papisca); Pace diritti umani agenda politica. Idee e proposte sulla via istituzionale alla pace, Padova, Cleup, 2011 (a cura di, con A.Papisca).

Un pensiero in vista del Convegno...

"Insegnamento, educazione e formazione ai diritti umani, via maestra per il rispetto della dignità della persona e la costruzione della pace. La più efficace garanzia dei diritti umani non è quella successiva alla loro violazione, bensì quella preventiva che si realizza, primariamente, attraverso l'educazione e le politiche pubbliche. I diritti umani e la pace esigono l'agenda politica, quindi il buon governo il cui orizzonte è sempre più glocale: si dilata lo spazio per l'esercizio di ruoli politici e la presa di decisioni. La condizione di interdipendenza e i collegati processi di mondializzazione, al positivo e al negativo, urgono perché l'architettura della governance si strutturi su più livelli (multi-level governance), tale da favorire il sano gioco della sussidiarietà partendo dalle esigenze vitali della persona e delle comunità locali fino ad arrivare alle grandi istituzioni multilaterali e sopranazionali. Questa dilatata dimensione dell'azione politica e governativa esige che l'esercizio della democrazia, sia partecipativa sia rappresentativa, si prolunghi al di là dei confini dei singoli stati, quindi che la democrazia divenga essa stessa glocale."